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Mixologist a casa

Fare un cocktail nel proprio salotto è una delle mode più in voga degli ultimi anni. Diventare mixologist a casa propria è diventato un vero argomento di tendenza.

Abbiamo assistito ad un popolarsi di mixologist (più o meno professionisti … più o meno barbuti e incravattati sotto bei panciotti). Da ogni parte sono arrivati consigli su come personalizzare e fare proprio il mitico e classico gin tonic, usando una spezia al posto di un’altra o sfruttando le proprietà balsamiche delle erbe aromatiche. Come (se non più bravi) dei più formati e preparati alchimisti.

Fare i cocktail è diventata una cosa da veri professionisti. Sono nati locali specializzati esclusivamente in gin, veri paradisi per i drink lovers, e non ci stupiamo affatto di sentire persone disquisire sulle corrette combinazioni di soda e marche di alcol (oramai sono così tante che bisogna studiare anche per quelle). O fra un Vermouth e un Bitter.

I canali youtube si sono animati di video dalle atmosfere dichiaratamente vintage, che sono andate di pari passo con le barberie e gli speakeasy con le loro atmosfere da proibizionismo anni ’20 che si sono diffusi nelle città, rigorosamente old-style.

Bartender e mixologist sono diventati i nuovi eroi, figure mistiche e mitiche, veri e propri guru del bere, che hanno un alcol (e un cocktail) per ogni gusto. Momento. Piatto o pizza in abbinamento.

Come riproporre queste magnifiche atmosfere e soprattutto ricreare gli alcolici vapori anche in casa propria ?

Le aziende hanno seguito questa ultima moda; trovare oggi gli strumenti per preparare un cocktail da fare in casa è diventato semplice quanto comperare un pigiama.

Le regole dell’home bartending

Si va un po’ oltre l’improvvisazione. E’ più un voler preparare dei miscelati a casa con le attenzioni e la cura di un professionista mixologist.
Ci sono delle regole base da rispettare. Sacre.

Partiamo dalla prima, quella che sembra più banale, da non dare per scontata : il ghiaccio. La base di un cocktail.

E’ importante rispettare la giusta proporzione fra liquido e ghiaccio, per far sì che il cocktail non si annacqui. Per quanto possa sembrare strano, più ghiaccio è presente nel bicchiere, e meno se ne scioglierà.

E’ importante anche la qualità del ghiaccio : è possibile farlo a casa, ma bisogna stare attenti al suo sapore. A volte gli stampi che si utilizzano per prepararlo lasciano un retrogusto, alterando così il sapore del cocktail. Un vero peccato se abbiamo dedicato molta cura nella sua preparazione. Lo stesso dicasi per l’acqua, che deve essere il più neutra possibile.

I bravi mixologist consigliano di usare stampi per cubi grandi, così da rallentare il loro scioglimento e diminuire la diluizione. Il nostro cocktail non deve affondare come il Titanic.
L’ideale è avere quindi stampi appositi, o utilizzare l’apposita macchina per creare il ghiaccio. O comperare i cubi già fatti al supermercato.

Una simpatica e allegra alternativa sono i ghiacci sintetici e riutlizzabili : non annegheranno mai il cocktail !  Anche nelle versioni e forme più originali

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Gli strumenti per sentirsi dei mixologist a casa

Gli strumenti del mestiere sono fondamentali, e fortunatamente non sono numerosi quelli che servono per partire : innanzitutto un mixing glass, poi uno shaker, un bar spoon (o stirrer) e infine uno strainer.

Il mixing glass è letteralmente un “bicchiere per mescolare”. E’ generalmente di vetro e graduato, dotato di un beccuccio per favorire il versamento del liquido nel bicchiere.

E’ utilizzato tutte quelle volte che un cocktail non deve essere shakerato (James Bond avrebbe detto mescolato, non agitato). Si utilizza riempiendolo per ¾ di ghiaccio, si cola l’acqua in eccesso e poi si versano gli ingredienti del cocktail.

Lo shaker invece consente di miscelare attraverso uno scuotimento energico, che di solito va da 5 ai 20 secondi.

Lo shaker si usa ogni volta che i cocktail non necessitano di essere limpidi: infatti con il suo utilizzo il risultato che si ottiene è un po’ torbido, e proprio per questo di solito viene usato per miscelare succhi o sciroppi insieme a basi alcoliche , inclusi anche caffè, latte o panna.

Normalmente sono di due tipi : il Boston, composto da due parti, ossia il bicchiere (la parte più grande, che serve da contenitore) e il coperchio. E il Cobbler, composto invece da tre parti, ossia il bicchiere, una parte forata che serve come filtro , e il coperchio che viene chiamato anche cappello.

I mixologist consigliano sempre di raffreddarlo prima dell’uso, inserendo il ghiaccio e mescolando, così da abbassare la temperatura di tutta la superficie. Filtrando per eliminare, come sempre deve essere fatto, l’acqua che si è sciolta.

Poi c’è la fase più coreografica, quella che riguarda l’impugnatura e lo scuotimento, che va fatto con eleganza e disinvoltura proprio come un vero barman. Mai dal basso verso l’alto e rigorosamente in posizione orizzontale (ci sono davvero tanti video in merito da cui imparare).

Il bar spoon è il cucchiaino miscelatore chiamato anche drink (o cocktail) stirrer che si usa comunemente con il mixing glass per mescolare e non far disperdere gli aromi.

Lo strainer invece è una sorta di colino (assolutamente necessario nel caso si utilizzi un Boston Shaker) per rimuovere e il ghiaccio dai cocktail dopo che sono stati miscelati.

Se poi vogliamo sentirci dei veri mixologist, possiamo procurarci un jigger. Ossia il misurino che vediamo spesso in mano ai bartender. Utilissimo per evitare di dover pesare ogni volta la componente alcolico.

Il muddler invece è un pestello necessario per schiacciare gli ingredienti dei cocktail in modo da estrarne tutto il sapore (come quando si pesta il lime con lo zucchero di canna bianco per una Caipirinha, e in generale per tutti i pestati). Possono essere realizzati in materiali differenti come il legno, il bambù, la pietra, il silicone o il metallo. Ognuno ha le sue preferenze personali, proprio come per un normale pestello.

jigger

Da quali cocktail partire ?

Innanzitutto ci sono i classici codificati IBA, ossia dall’International Bartenders Association fondata oramai nel lontano 1951. Un punto da cui iniziare per chiunque sia estraneo all’argomento o non professionista.

Poi ci sono le basi classiche che non possono mai mancare nel mobiletto/frigobar di casa di un vero mixologist. E’ davvero impossibile non farsi prendere dai fumi dell’alcol una volta aperte le bottiglie !

A partire dal Gin, probabilmente quello di cui si è parlato di più negli ultimi anni, al centro di tante realizzazioni e rivisitazioni. D’altronde … chi non ha gintonicato la casa ultimamente ?  Il gin è un distillato di cereali o patate caratterizzato dalla presenza delle botanicals (ossia le aromatiche). Prima fra tutte la bacca di ginepro, che dà il nome e il profumo principale a questa bevanda alcolica. Oltre al Gin Tonic è ingrediente fondamentale per il Gin Fizz, e uno dei principali del Martini Cocktail.

Non puo’ mancare il Rum, che invece è un’acquavite derivante da melassa da zucchero di canna (o suo succo).

La versione bianca è assolutamente necessaria per preparare estivi e mentolati Mojito, dissetanti Cuba Libre o classici Daiquiri.

La versione più ambrata o scura (più invecchiata) invece viene usata più raramente nella preparazione dei cocktail, se non nei long drink per conferire toni più corposi.

Poi ci sono il Vermouth e il Bitter, ingredienti necessari e basi per cocktail da aperitivo come Americano, Negroni e il milanesissimo Sbagliato, inventato al Bar Basso.

E’ utile avere fra le proprie riserve anche la Tequila, prodotto originario del Messico a base di agave blu , indispensabile per un veloce Margarita, una Tequila Sunrise o la conosciutissima Tequila Bum Bum.

Così come la Vodka, il distillato di incerta origine russa o polacca derivante da cereali e patate , base alcolica del tadizionale Bloody Mary, del classico Cosmopolitan e del moderno Moscow Mule con l’ormai onniapprezzato sapore di zenzero che accompagna non solo i Natali, ma ogni periodo dell’anno.

Non possiamo poi trascurare il Whisky, anche se in questo caso la situazione è un po’ più complicata, in base alle sue origini. Comunemente vengono usati i Bourbon Whiskey (americani originari del Kentucky), dal sapore più morbido.  I Rye Whiskey, dal gusto più “crudo” (prodotti negli Stati Uniti e in Canada) ma non necessariamente a base di segale, a dispetto del loro nome. E gli scozzesi (Scotch Whisky), dalle note comunemente più torbate. Anche se oggi è possibile comperare Whiskey provenienti da ogni parte del mondo, come quelli prodotti in Giappone, con la stessa tecnica produttiva scozzese. Base insostituibile per cocktail come il Manhattan, l’Old Fashioned e ovviamente il Whiskey Sour con la sua immancabile ciliegina.

Gli agrumi sono sempre necessari, sia per il loro succo che per la scorza. Quindi fate un po’ scorta di arance, limoni e lime. Ma non disdegnate nemmeno i frutti di bosco, che sono sempre una validissima risorsa e ispirazione. Così come non possono mai mancare delle bottigliette di tonica (oggi prodotte anche in tante sfumature e versioni aromatiche).

 

Come servire i cocktail : i bicchieri consigliati dai mixologist

Veniamo al lato bicchieri : non è necessario riempire la propria vetrina con migliaia di bicchieri. Ne bastano pochi ma ben pensati.

Un tumbler ad esempio non puo’ davvero mai mancare. Così come un calice da aperitivo, perfetto per un classico spritz. Una coppa da cocktail e un calice da champagne. Meglio evitare per ogni situazione (anche la piu’ informale) bicchieri di plastica, esteticamente meno affascinanti e decisamente poco eco-friendly.

Fra i consigli degli esperti, uno di quelli da seguire è sicuramente raffreddare anche il bicchiere, così che sia alla giusta temperatura per accogliere e mantenere fresco il cocktail.

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Infine non trascuriamo gli abbinamenti : cibo e musica sono quasi imprescindibili. Dei finger food di qualità con materie prime selezionate permettono sempre di fare bella figura. Se poi vogliamo dare un contesto “esotico” o etnico, possiamo creare un tema con i cocktail. La musica poi verrà di conseguenza, con la giusta colonna sonora l’atmosfera è fatta.

Così anche voi potrete dire “Il naufragar m’è dolce in questo alcol”. Ad ognuno il suo, il tutto all’insegna ovviamente di tanto ma sano divertimento.

Le ricette dei cocktail per l’aperitivo

E’ finalmente arrivato il momento della miscelazione.

Se volete mettere le mani nei bicchieri ed essere dei provetti mixologist a casa, vi diamo tre ricette per partire a prova di errore.

Il Rossini

La prima è quella del Rossini, tipico cocktail da aperitivo a base champagne, spumante o prosecco e purea di fragole messo a punto nella seconda metà del XX secolo. Il nome è un omaggio al compositore Gioacchino Rossini.

Basta scegliere ingredienti di qualità e seguire le giuste proporzioni per non sbagliare.

Le proporzioni sono molto semplici : 1/3 frullato e 2/3 di vino.

Così come la preparazione, che consiste nella semplice unione di tutti gli ingredienti nel bicchiere assieme a del ghiaccio.

Un consiglio è quello di frullare le fragole e passare la purea al colino, così da eliminare i fastidiosi semi e rendere il cocktail più limpido. La purea ottenuta andrà poi mescolata assieme ad alcune gocce di succo di limone per evitare l’ossidazione e ad alcune gocce di sciroppo di zucchero per regolarne la dolcezza, se ve ne fosse bisogno.

L’Americano

Altro grande cocktail da aperitivo è l’Americano, considerato il padre del Negroni, e nato nel 1930, anche se per molti è stato l’erede del Milano- Torino (passatecelo … un vero mito).

Gli ingredienti sono pochi di più, ma sono dei veri MUST HAVE da avere in casa.

Le proporzioni a persona sono le seguenti : 3 cl bitter – 3 cl di vermut rosso – una spruzzata di soda – ½ fetta d’arancia – limone

Questo cocktail si prepara con la tecnica build (ossia preparato nel bicchiere su ghiaccio) e si serve in un Old Fashioned. Per prepararlo, basta quindi versare nel bicchiere colmo di ghiaccio il Vermouth rosso e il Bitter. A completamento la soda, che va miscelata leggermente utilizzando lo stirrer. Rifinire con una scorzetta di limone e una fettina d’arancia prima di servire ( e se proprio si vuole, dare una fiammata alla buccia di limone).

Il Moscow Mule

Ricordiamo infine anche il Moscow Mule, long drink a base di vodka e ginger beer servito nei bellissimi boccali/tazze di rame  (in alternativa, va benissimo anche un tradizionale bicchiere da Old Fahioned). Questo cocktail è stato inventato intorno al 1940. Fu chiamato così perché “scalciava come un mulo” (mule) in gola, grazie alle note piccanti dello zenzero. Moscow ovviamente per la presenza della Vodka. In Italia è diventato di grande moda dopo il 2010.

Questa è la ricetta se volete prepararlo a casa : 4,5 cl di Vodka – 12 cl di ginger beer – 0.5 cl succo di lime – 1 fetta di lime. Basta mescolare tutti gli ingredienti nel bicchiere colmo di ghiaccio e guarnire con una fetta di lime e zenzero.

Moscow Mule

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